Play 2025

E così, dopo 3 giorni, 23 demo provate, 29 km macinati, decine di amici salutati, termina Play 2025.

Attenzione: a differenza di Alessandro Cattelan a X Factor, questa È una classifica.

🔴:
Il mistero dell’abbazia

Mea culpa, sicuramente. Sapevo che il gioco, nella sua prima edizione, non fosse nulla di speciale ma, preso dalla foga di prenotare il prenotabile, ho deciso di flagellarmi scegliendo una demo di sabato alle 13, invece di mangiare. Per fortuna, un simpaticissimo gruppo di 3 romani ci ha fatto divertire, ma il gioco è terribile. Il mistero dell’abbazia sarebbe il figlio nato tra una peccaminosa unione tra Cluedo, 13 indizi e Indovina chi, il problema è che loro 3 sono cugini.

Ho la sensazione che sia interminabile, senza il rigenerante e provvidenziale Pocket coffee di Incanta Dado non so dove sarei ora.

Segnalo, inoltre, un’errata impaginazione del testo dietro lo schermo, in cui le tre righe dei frati sono invertite, generando ulteriore confusione.

AGONIA AWARD 2025.

Colleagues

Concept GENIALE: ambiente di lavoro, non ti conviene essere il più bravo, perché ti caricherebbero di ulteriore lavoro, non ti conviene essere il più scarso, perché rischi il posto o le ire del capo. Devi essere MEDIOCRE. Il pensiero non può che andare alla mia ex collega Bianca che, una volta, mi disse “quando non vuoi fare qualcosa, fallo male, non te lo chiederanno più”. Esatto, ho scritto “ex collega”.

Il gioco è però banalmente un’“asta” in cui disporre, in una griglia, alcune carte numerate da 1 a 60. Il giocatore che ha giocato la carta più alta avrà più lavoro, la carta più bassa attirerà invece le ire del boss. Si gioca in tre round, ma dopo il primo era già scemato l’interesse.

Moby Dick

Prima delle tre demo provate dai ragazzi di Llamascape, è un asimmetrico (e già mi capite) che, se giocate in 6, obbliga a dividersi in squadre (e già mi capite). C’è ancora molto da lavorare, ma è una meccanica che non mi affascina proprio. Un giocatore controlla Moby Dick, intento ad affondare le barche che gli danno la caccia. I cacciatori, muovendosi sul tabellone, spesso in balia delle onde, dovranno cercare di ferire la balena bianca, in modo che non presenti la prossima Eurovision.

13 foglie

Ci sarà mai un limite ai giochi di sole carte? Perché purtroppo, è tutto già visto. Gioco più difficile da spiegare che da giocare, durata contenuta, ma che non ricorderemo tra i capolavori, ecco.

A turno, bisogna giocare un certo numero di carte, che dipende da quante carte sono già presenti all’estrema sinistra o destra delle carte a terra. Vi sembrerà di aver fatto una giocata cattiva contro gli altri, ma non c’è alcun controllo nel flusso di gioco e nel turno dopo non avrete già più carte da giocare.

Piccioni esplosivi

Togliete gatti, mettete piccioni. Carine le illustrazioni, ma è il classico gioco “uso questa carta azione per farti una cattiveria”. Spero non faranno 182 versioni diverse, come con Exploding kittens.

🟡:
Behemoth

Seconda demo di Llamascape, ambientazione forse da sistemare un po’ ma interessante: collaborativo ambientato in un futuro in cui il silicio ha infettato qualunque cosa, mettendo a rischio addirittura la vita di Keith Richards. Ancora in fase prototipo, ogni giocatore ha poteri diversi per cercare di difendere il Behemoth dalle continue e costanti minacce dell’ecosistema.

Cercheremo inoltre di formare una nuova “arca di Noè”, collezionando animali per garantirci un futuro.

Non mi è piaciuto però il flusso di gioco, in cui tutti possono muoversi contemporaneamente, un po’ troppo dispersivo.

Fromage

Cosa positiva del gioco: la meccanica di piazzamento lavoratori in cui, più è forte l’azione, più tardi torneranno a nostra disposizione. Già vista? Sì, ma qui viene resa davvero bene.

Il resto, meh, si piazzano spicchi di formaggio su 4 settori, cercando di ottenere set collection o maggioranze. Come fatto notare da Volpe Giocosa, le carte ordine completate valgono tutte lo stesso punteggio, indifferentemente dalla richiesta più o meno esigente di formaggio da produrre.

Facessi io un gioco così, mi odierebbe la metà di questo gruppo. Sono a buon punto, anche senza gioco.

Rival cities

Il problema è il mio: ho già tanti giochi per 2, li considero sempre limitati (ad esclusione dei capolavori assoluti, come 7 wonders duel o Targi). Approccio sempre con diffidenza al genere, ma ero curioso di provare Rival Cities, dall’autore di Hansa teutonica.

Mood un po’ alla Targi, in cui si sceglie quali azioni fare in un percorso, in una sfida testa a testa con l’avversario, in un immaginario tiro alla fune per completare più obiettivi possibili. Oh, detta così pare carino, invece l’ho trovato un po’ piatto.

I fantasmi dell’abbazia

A volte, ci sono delle meccaniche così pulite da risultare perfette. Giochi asciutti, in cui nel tuo turno collezioni carte di colore diverso, dovendo raccoglierne 5 per sventare una minaccia. Puoi addirittura scambiare con un altro giocatore le carte, purché siate entrambi nello stesso posto sul tabellone di gioco. Raggiunte 5 carte, si va in un posto specifico del tabellone, si scartano e si debella la minaccia.

“Troppo facile!”, direte voi. Ma l’autore ha pensato di rendere asimmetrici i personaggi, per offrire più varietà. Ma ora basta parlare di Pandemic. I fantasmi dell’abbazia è uguale, ma ambientato in un’abbazia.

Tea garden

Discreto interesse per questo titolo, dalle tonalità pastello e da un promettente autore che pare abbia tanto da dire.

A differenza del dimostratore che, dopo averci spiegato le regole base ed essersi presentato con un “io sono qui per vendere”, ci ha lasciato soli al tavolo, con le legittime domande e curiosità.

Un paio di apparizioni, in cui è riuscito a sbagliare la risposta ad una nostra domanda come una novella signora Longari, e poi il nulla. Per fortuna un giocatore al tavolo si è accollato ogni nostro dubbio, sfogliando e leggendo il regolamento.

Bello giocare così. Fratè, tu sarai pure qui per vendere, ma io non sono qua per comprare. Cheers.

La via delle spie

Premessa del dimostratore: “ve lo spiego ma, vi avviso, sono già terminate le copie perché è un gioco bellissimo”.

Giochino che può avere senso in una scuola media, probabilmente. Le pedine dei giocatori iniziano agli antipodi di un circuito. Si gioca una carta coperta ed una scoperta, l’avversario sceglie quale prendere. Si avanzerà di tanti spazi quanto indicato sulla carta, seppur con un sistema di set collection che premia l’essere costanti nella scelta.

Va bene, ma se il tabellone è fatto da 10 spazi, dura quanto lo schwa nelle comunicazioni di Valditara.

Don Quixote: The Ingenious Hidalgo

Terzo ed ultimo gioco Llamascape, l’unico attualmente pubblicato, fatto e finito. Niente male, vi basti sapere che è nella top 5 di Anna, celebre influencer che si nasconde dietro il nick “La Meeple Petta”. Sarà che ha vinto la partita, boh.

8 rapidissimi turni, in cui ognuno vota segretamente con un numero variabile di “sì” o “no”, necessari per capire se la missione del turno in corso viene superata. I due esiti avranno ripercussioni su 4 segnalini, che si muovono lungo un tracciato. Ogni giocatore ha obiettivi segreti, per cui cercherà di muovere o fermare i segnalini secondo propria convenienza. Rapido da spiegare, regge 6 giocatori, dura 20 minuti. Ma costa 29€.

Neko Syndacate

Quale mente MALATA ha partorito questo gioco? Vi rendete conto? Siamo GATTI MAFIOSI che controllano il traffico di SUSHI. Ok, lo amo. Ogni tessera giocata ha, in basso a sinistra e a destra, un’azione da poter compiere. Le tessere, ramificandosi dall’alto in basso, andranno quindi a creare percorsi di azioni, da svolgere in ordine dal primo livello al quarto per, ehm, produrre tonno, salmone e riso, per completare gli ordini richiesti. Il vero problema, e qui non posso non citare un mio vecchio gioco di parole, è che si gioca CONTEMPURANEAMENTE, quindi ognuno fa il cazz che vuole.

🟢:

E-Mission

Che botta. Siamo tutti qui perché ci piacciono i giochi da tavolo, sia per metterci alla prova sia per, credo, distrarci e divertirci. E-Mission è il nuovo collaborativo di Matt Leacock, l’autore di Pandemic. E se con Pandemic ci ha traumatizzato, lasciatevelo dire: con E-Mission è anche peggio.

Il cambiamento climatico è un problema già alle porte, nella versione più ottimistica della cosa. Io la vedo che è pure entrato in casa, si è seduto sul mio divano e beve la mia coca cola (sono astemio, oh).

4 fazioni diverse, ognuna rappresenta una potenza del mondo: Europa, Asia, America e Maria De Filippi. Ogni carta può essere giocata per potenziare un progetto già in gioco, purché ne condivida l’icona o sostituire progetti esistenti, magari per un cambio di rotta. Difficile, ostico. Se ho ben capito, ogni carta ha un QR code in basso a destra che, se scannerizzato, rimanda ad ulteriori informazioni sullo specifico progetto rappresentato. Tanto per aggiungere un po’ di ansia, insomma. Da rigiocare.

Virtus!

Piacevole sorpresa, spiegato dall’autore Mario Quartana. Regge 7 giocatori e ha un twist interessante. A turno, si devono scegliere tutte le carte con lo stesso numero o tutte le carte con lo stesso colore, tra un display comune. A fine partita la maggioranza di colori garantisce logicamente i punti vittoria, ma anche la possibilità di rubare carte, combinare i simboli presenti su di esse o difendersi da attacchi altrui. Servirà qualche partita per imparare tutti gli effetti, ma è molto interessante.

Vita a Reterra

Piazzamento tessere molto interessante, ma c’è sicuramente un problema: com’è che tra Nicola Mosca, Manuel Rodio e Linh Vu Thuy abbia vinto io? Dev’essere buggato.

Il gioco ha una buona profondità, oltre a dover piazzare tessere, cercando di rispettare le adiacenze dei territori, è molto utile focalizzarsi sulle icone ingranaggio che, se adiacenti in blocchi da 2-3-4, consentono di costruire edifici che garantiscono bonus e punti vittoria.

Cities

Il buon Luca Filippozzi di Giochi sul Nostro Tavolo mi aveva parlato molto bene di questo fillerino da 30 minuti di Devir Italia e devo ringraziarlo per avermelo fatto conoscere. Scopo del gioco è completare una griglia 3×3, anche qui piazzamento tessere e casette da incolonnare, per soddisfare i tanti obiettivi presenti -e diversi- ad ogni partita.

Art Society

Partiamo coi difetti: 45 euro anche no. Ora le cose buone: ottimo gioco di aste, in cui cercheremo di vincere i quadri più congeniali per noi: verranno premiate sia le adiacenze di cornici uguali che tipologie diverse di soggetti.

In X giocatori, si mettono all’asta X+1 quadri. L’ultimo a scegliere avrà quindi scelta tra due, tenendo però in considerazione che il quadro non scelto farà aumentare la valutazione della sua categoria, su un segnapunti. Un meccanismo che può ricordare, alla lontana, Modern Art: faccio questa scelta così il valore dei quadri rossi sale e io ne trarrò vantaggio alla fine, anche se magari in questo turno ci perdo qualcosa. Davvero un bel titolo.

Gloomies

Autore: Filippo Landini. Illustratore: Justin Chan. Editore: Ravensburger. Faccio ammenda, perché con Filippo si parlava di quanto troppo spesso chi cita un gioco ne dimentica autore, illustratore o casa editrice (però su BGG chi ha caricato il gioco non ha messo l’illustratore…). Per quanto mi riguarda, family dell’anno, come fu Harmonies l’anno scorso. Spero abbia la visibilità che merita, perché è un gioiellino. Il gioco si divide in due fasi: nella prima, giochiamo carte per avanzare sulla griglia e raccogliere il bonus corrispondente all’ultimo spazio (quindi meglio andare lenti? Magari sì, ma rischi che ti freghino tutto), nella seconda un interessante deckbuilding, proprio con le carte che abbiamo giocato finora, per collezionare proprio i token piazzati precedentemente, utili per set collection e per completare carte obiettivo. Dategli un’occhiata.

Resafa

Quel maledetto di Il Meeple Con La Camicia mi aveva già convinto col tutorial, ma ero curioso di provarlo. Certo, se Tesla Games mi avesse permesso di prenotare, avendo io una tessera vip, sarei stato molto felice (tra l’altro sono ancora in attesa di un loro riscontro a due mail). Ma le vie del signor Alessandro Pabis sono infinite e l’ho provato comunque, confermando la bontà di quanto visto. Sei carte, da giocare con consapevolezza, perché ogni metà di esse offre opportunità interessanti, andando però a sacrificarne la seconda parte. Comprato subito, ovviamente non a Play e non nuovo, per non dare soldi a Tesla.

Echoes of time

BOMBA. Evidentemente la vicinanza a Simone Luciani mi ha concesso di vincere la partita, ma il gioco è proprio un piacere. Rapido, profondo e con infinite strategie. Ogni carta ha 2 costi: eventuali carte da scartare e la “sezione del tempo” in cui posizionarle. La plancia è infatti un conto alla rovescia, con 5 colonne 5/4/3/2/1: a turno, i segmenti scorrono verso destra, le carte entrano in gioco ed attivano i loro poteri solo quando uscite dalla plancia.

Incastri di icone ed effetti attivi e passivi daranno sicuramente enormi soddisfazioni.

Galileo Galilei

Compratelo.

Non classificati:

Guilty, gioco investigativo, con una durata stimata di alcune ore, era disponibile una minidemo a Play ma ho preferito solo farmi spiegare il flusso di gioco, per poi comprarlo successivamente.

Minos: Dawn of the Bronze Age, con 22 demo prenotate, non potevo aspettare i ritardatari o i figli della merda che vogliono fare la partita intera. Mia prenotazione alle 11:30, alle 11:47 il gruppo di prima era ancora al secondo turno, ho preferito salutare ed andarmene.

Fishing, perché sono un CRETINO. Nonostante mille controlli ho preso due prenotazioni allo stesso slot ed ho dovuto tristemente cedere il posto.

Eroi di Barcadia, perché ho prenotato pensando fosse altro, per poi scoprire che è un espediente per bere birra (+10 punti a Cranio per l’idea, mettere lo stand accanto è la mossa commerciale dell’anno)

Cranio, -100 punti, per la gestione delle prenotazioni. Ad Andromeda’s Edge si sono presentati in 12 per 4 posti, ad Echoes of time in 7 per 4 posti e chissà cos’altro. Ero sicuro sarebbe andata così, perché avevano aperto per errore tutte le prenotazioni dei tavoli, facendo poi un dietrofront che lasciava presagire casini.

Grazie a tutti i presenti, a chi mi ha salutato, a chi ha condiviso il tavolo con me, a chi ci ha spiegato i giochi, a chi ha messo così tanti bagni a nostra disposizione.
Magari, l’anno prossimo, due fogli scritti a penna con “USCITA” e “RISTORANTE” sarebbero graditi.

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