A causa di un errore nella programmazione del cinema vicino casa, siamo riusciti a comprare due biglietti per un film la cui durata è inferiore alle 3 ore e in cui non ci sono supereroi: Robin Hood – Il prezzo del sangue.
Sicuramente l’idea è interessante: il nostro Robin non è il guascone simpatico che tutti abbiamo amato con la Disney, colui che “rubava ai ricchi per dare ai poveri”.
Al contrario, è un assassino spietato e crudele, un uomo che ha anteposto i suoi interessi al bene altrui, mitizzato da leggende tramandate oralmente, ben distanti dalla realtà.
Robin è stanco, forse pentito della vita vissuta. È un esule, perennemente in fuga dai familiari delle vittime che, in cerca di vendetta, gli danno la caccia.
Combatte per la propria vita, seppur consapevole di meritare la morte.
Un antieroe con cui dovremmo empatizzare, perché ha il volto di Hugh Jackman e le sembianze di Geralt di Rivia.
Il film è nettamente diviso in due, con una prima parte cruenta e asfissiante, con paesaggi e musiche da nord Europa e un protagonista desideroso di morire.
La seconda parte è piatta, lenta, ingannatrice di sviluppi che non ci saranno. La conclusione riesce comunque a risultare anticlimatica, per l’assenza di colpi di scena.


