Era il 2008 e passavo molto tempo su occhirossi.it, che oggi purtroppo non esiste più. Il portale aveva un’intera sezione con centinaia di biografie di serial killer.
Prima che alcuni assassini diventassero un brand, prima del boom dei podcast true crime, prima delle serie tv coi villain come protagonisti, ero già affascinato dal settore perché -anche se è un’estrema generalizzazione- penso che tutto dipenda dal contesto familiare in cui si cresce.
E così leggevo di Ted Bundy e del suo maggiolino senza la maniglia lato passeggero, di Leonarda Cianciulli e dei suoi saponi, della coppia Ottis Toole e Henry Lee Lucas e dei troppi traumi subiti da piccoli.
Una delle critiche mosse alla terza stagione di Monster è di aver reso Ed Gein troppo umano e di aver virato verso una narrazione che suscita empatia e compassione. Si chiama fascinazione del male. E tutti, più o meno, la proviamo. Quell’interesse morboso, nel vedere, nel capire.
Solo che è più comodo tifare Walter White che Ed Gein, perché il primo è solo un personaggio di fantasia.
In effetti, Charlie Hunnam è bello, atletico e affascinante. Ma riesce ad interpretare perfettamente uno psicopatico ritardato, indossando berretti con la visiera dritta e chiudendo l’ultimo bottone della camicia.
Ciò detto, la serie tv ha sicuramente dei difetti. Tanto per iniziare, un buon 60% delle vicende è frutto di fantasia. La storia d’amore con Adeline, i contatti con Christine Jorgensen e Richard Speck, tutto falso. Nell’ottava puntata Charles Manson dice ad Ed Gein di aver ucciso più persone: falso anche questo, lui fu solo mandante delle stragi.
Tuttavia. C’è un tuttavia enorme. Queste 8 puntate sono sicuramente un intenso “tributo”. A ciò che Gein ha significato per la cultura di massa: Norman Bates di Psycho (oh, scusate, ho scritto il titolo in inglese, per fortuna che in Italia decisero di tradurlo: Psyco), Leatherface di Non aprite quella porta, Buffalo Bill del Silenzio degli innocenti sono evidentemente ispirati alle perversioni del macellaio.
La serie ha raccontato la storia di Ed Gein, prendendosi alcune licenze, per avere modo e spazio di aggiungere i riferimenti ai film, ai due profiler Robert Ressler e John E. Douglas che coniarono il termine serial killer (sono stati d’ispirazione per una delle serie tv più noiose che io ricordi, Mindhunter), agli assassini più celebri del tempo come Ed Kemper e Ted Bundy.






