Black mirror

Da oltre 13 anni, non faccio altro che consigliare la visione di Black mirror.

Strano a dirsi, ma c’è gente che non conosce il prodotto.

Ancora più strano a dirsi, c’è gente che non ascolta i miei consigli.

Black mirror è una serie tv antologica e distopica, aggettivi che l’italiano medio probabilmente non ha mai sentito ma, se avrete pazienza, sarà tutto più chiaro.

Partiamo dalle cose semplici: antologica. Vuol dire che ogni stagione è a sé stante e può essere vista indipendentemente dalle altre. Nello specifico, ogni episodio di Black mirror ha una sua storia e una sua conclusione, quindi la serie può essere vista nell’ordine che si preferisce o in maniera assolutamente casuale.

Distopica. Come 1984 di George Orwell, come Mondo nuovo di Aldous Huxley, opere in cui si immagina in termini estremamente negativi ed angoscianti un futuro, spesso prossimo, spesso con regimi totalitari.

Quando consiglio la serie, mi piace dire che è un monito. Un monito a dove ci sta portando tutta questa tecnologia, tutto questo essere social. E, subito dopo, consiglio di non abbandonare la serie tv dopo la prima puntata che, oggettivamente, risulta molto dura ed estrema.

Un primo ministro inglese che si scopa un maiale in diretta tv è, forse, too much. E, magari, molti si sono fermati lì, chiedendosi cosa fosse quello schifo.
Una prima puntata così è un autogol, a mio avviso. Tuttavia, a me piace cogliere il messaggio della storia, l’idea che il premier sia costretto a farlo per non perdere popolarità nei sondaggi, trasmessi tutto il giorno nei programmi tv e continuamente aggiornati. È l’opinione comune a forzare la mano, a costringere il politico ad accettare il ricatto.
Cosa sarebbe successo, secoli prima? Con un re sul trono, l’opinione comune, magari ostile alla sua scelta, avrebbe forse cambiato la sua idea a riguardo? Credo proprio di no.
L’importante è leggere nella storia: il monito è lì, in ogni puntata, sempre presente: dove stiamo andando? E, attenzione, lo dico da persona favorevole a qualunque sviluppo informatico e tecnologico.

Alcuni episodi, rarissimi, hanno un lieto fine e donano speranza e buonumore ma il mood della serie è angosciante, asfissiante.

Da qualche tempo, è disponibile la settima stagione, che onestamente non mi ha fatto gridare al miracolo.

Ma il primo episodio, “Gente comune” è un vero pugno nello stomaco.

Ho cercato un po’ online e, ovviamente, l’opinione comune non condivide il mio entusiasmo ma, a mia memoria, è una delle puntate più angoscianti dell’intera produzione.

Perché? Perché dipinge uno scenario terrificante ma che, potrete scommetterci, potrebbe avvenire in alcune parti del mondo che terminano in “ATI UNITI” entro 2 anni. E, onestamente, la cosa mi angoscia tremendamente.

Che è quello che Black mirror si propone di fare da sempre.

Ultimi post