True detective

La serie che non può non piacerti.

Serie antologica, composta al momento da 4 stagioni a sé stanti, ma tutti considerano solo la prima.

STAGIONE 1:
A me non ha fatto impazzire, ma guai a dirlo! “Ma come? Mettiu Mecconaghei! Straordinario! Non capisci niente!”

Preferisco i dialoghi con un senso, ma tant’è. Un detective con taaaaanti problemi alle spalle fa coppia con un detective con taaaaanti problemi al momento.

Indagine interessante, forse troppi nomi e il rischio di perdersi e confondersi.

STAGIONE 2:
Ricordate, se volete essere ritenuto credibile come gangster, dovete bere, con fare pensieroso.
Almeno una volta a puntata.
Stagione molto lenta, se possibile con ancora più nomi della prima e con un intreccio di autorità che è possibile solo in America.
Ci sono infatti 3 protagonisti “buoni” mentre, il cattivo, Vince Vaughn, beve con fare pensieroso.
Dopo la prima puntata ho dovuto cercare un riassunto online, per comprendere meglio parti in causa e questioni aperte.
Inferiore alla prima stagione sicuramente, ma almeno in questa non c’è un pazzo che delira per 3/4 di stagione.
Uno che beve, pensieroso, sì.

STAGIONE 3:
La migliore stagione della serie, senza dubbio. Una storia intensa, emotiva, che si dipana su 3 linee temporali: 1980, 1990 e 2014.
Due bambini scompaiono e, mentre del primo si trova quasi subito il cadavere, della sorellina non c’è traccia.
Il detective protagonista continuerà a credere e sperare che sia viva, fino a nuove rivelazioni, puntata dopo puntata.
Il vero pregio delle 8 puntate è, infatti, aggiungere qualcosa in più alla storia, incuriosire lo spettatore, come se fosse un thriller.
Non ho avuto la stessa sensazione per le due stagioni precedenti.

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