Tra le mille sponsorizzate di Facebook, mi sono lasciato sedurre da I casi irrisolti. La qualità della landing page è buona, non ci sono errori e il costo è sostenuto (impensabile che qualcuno spenda i 79 euro “previsti”, ma logicamente fungono solo come specchietto per le allodole).
Il tutto si gioca via webapp, ben realizzata e che salva automaticamente i nostri progressi. Volendo, è anche possibile stampare il fascicolo e giocare live, in ciò che lo sviluppatore chiama “modalità serata”. Interessante.

I casi disponibili sono inizialmente 6, di difficoltà crescente. Risolti tutti, sarà possibile giocare al settimo, il caso bonus.
Materiali ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Curioso parlare di materiali, essendo tutto online. Tuttavia, i plichi sono ben ideati: ci sono gli interrogatori, l’autopsia, i reperti, una comoda lavagna in cui segnare appunti sugli indiziati. Non ho trovato errori, tranne uno di localizzazione nella mail che linka al portale.
Durata ⭐⭐⭐⭐
Una barzelletta. Casi battezzati 60-90-120 minuti risolti in 8-10 minuti. C’è poco da leggere. Ok, io leggo velocemente. C’è poco da dedurre. Ok, io deduco velocemente. Il problema è la difficoltà e ciò ci porta al paragrafo successivo.
Difficoltà ⭐
Con così pochi materiali, le soluzioni sono lampanti anche nei casi più difficili. Ogni sospettato fa 4 dichiarazioni, ognuna lunga un rigo. Con questi presupposti, è comprensibile che il tutto manchi di profondità. Non c’è niente da incrociare. Un personaggio dice “alle 11 ero a casa”, nei reperti c’è una ripresa video che lo inchioda a casa della vittima. Peccato.







