Una busta chiusa, con un dossier all’interno.
Evidentemente, qualcuno ha interesse nella risoluzione di questo caso e chiede il nostro intervento.
Aperta la cartellina, siamo rimasti sorpresi dalla quantità -e qualità- degli elementi all’interno.
Oltre 30 componenti: rapporti, foto, depliant, mappe.
Il gioco ci cala subito nei panni di investigatori, col più classico ed immersivo degli strumenti: un poster con i principali attori di questo caso con, al centro, la vittima.
E via di supposizioni, collegamenti, note. Ogni foto ha, infatti, un comodissimo spazio accanto, dove poter segnare le informazioni raccolte e -fidatevi- ne scriverete!
C’è da verificare alibi, c’è da controllare distanze, c’è da chiarire rapporti interpersonali. Utilizzando ogni mezzo. Anche il cellulare. Anche Facebook.
Si sfonda completamente la quarta parete: i giocatori sono nel paese di Villasetia, cercando di dipanare una matassa inizialmente incomprensibile e caotica.
Eppure, foglio dopo foglio, intuizione dopo intuizione, fioccheranno ipotesi e collegamenti sul poster, escludendo dalla lista dei sospetti chi, per forza di cose, “non poteva essere lì a quell’ora”.
L’esperienza è godibile da tutti i giocatori e non servono esperienze pregresse. Credo che, vista la quantità del materiale da sfogliare, si possa assolutamente giocare anche in 6, senza il rischio che qualcuno resti fermo a guardare gli altri leggere.
Non ci sono elementi legacy e, con un paio di fotocopie, sarà possibile preservare l’integrità dei componenti.
La Hidden Games ha già pubblicato 4 casi in Germania ed “Il caso di Villasetia” è solo il caso numero 1 pubblicato in Italia e, da quel che ho capito, è completamente scollegato dai 4 casi tedeschi. Dei 4 titoli degli scenari teutonici, infatti, nessuno mi pare richiamare la trama del caso italiano.
Non una semplice traduzione, quindi, bensì un vero e proprio lavoro da zero, per un gioco decisamente godibile.






