Com’è quel detto? “Non si giudica un libro dalla copertina”?
Ecco, non vale per i giochi da tavolo, soprattutto nel sempre più vasto panorama dei giochi investigativi.
Il copione è sempre il solito: un investigatore ci incarica di risolvere un caso rimasto insoluto.
Ora, lungi da me essere un game designer, ma anche i bambini sanno che sulla scatola dovrebbero essere sempre presenti almeno 4 indicazioni: numero di giocatori, età consigliata, durata, autori.
Sulla lucida e plasticosissima busta di Investigation files, mancano gli ultimi due.
Chissà, magari è una scelta di stile, magari è una cosa voluta, ma mi ha subito fatto tornare alla mente quel capolavoro di bruttezza inenarrabile di Game of investigation: Unsolved Case 0001 Marta Alfieri.
All’interno del plico, una cartellina A4 e 4 buste, chiuse da lucchetti a combinazione.
Nella cartellina, l’introduzione ci spiega che SE SAREMO ABBASTANZA BRAVI A TROVARE IL PRIMO CODICE, potremo aprire la busta numero 1 e proseguire con l’indagine.
Ha senso questa cosa? No, assolutamente no.
Se il detective ha bisogno di noi, ci fornisce tutto il materiale, non si mette a giocare come un sadico enigmista.
Si potrebbe obiettare che, forse, vuole metterci alla prova. Ma, realisticamente, la cosa non fila.
Il sistema di buste chiuse non aiuta il flusso di gioco. Ogni lucchetto ha bisogno di un codice per essere aperto, riducendo il tutto a numeri, mettendo da parte quella che dovrebbe essere la vera protagonista di titoli simili, la deduzione.
Per andare avanti, soprattutto nelle fasi iniziali, si può anche fare a meno di pensare, dovendo solo far attenzione a beccare qualche numero qua e là.
Aggiungiamo anche che, nella risoluzione della fase 1, l’indizio principale è stato scritto erroneamente. Hai voglia a provare codici, se la casa editrice mette i numeri sbagliati.
Bisogna necessariamente ricorrere alla soluzione per proseguire. Ottimo.
Ora mi rivolgo direttamente agli anonimi autori: una regola non scritta, che evidentemente ignorate, prevede che in escape room e giochi investigativi non siano richieste competenze specifiche per progredire nel gioco. O, quantomeno, si debba trovare al suo interno tutto l’occorrente per risolvere l’enigma proposto.
Qui no. E le istruzioni lo dicono proprio, “non usate internet”!
Perciò, vi chiedo, come lo decifro un codice morse senza cifrario, dato che non sono solito portarmi dietro il manuale delle giovani marmotte?
Al menu, aggiungiamo un paio di errori di battitura, l’utilizzo di un font che non ha le lettere accentate e che per forza di cose regala orrori tipografici, un costo fuori mercato, il quarto lucchetto che non si apre e, soprattutto, la mancanza di istruzioni per rimettere i componenti a posto.
Decine di fogli, mappe, dépliant, foto, tra l’altro realizzati molto bene, abbandonati al loro destino sul tavolo da gioco.
Insomma, se Hidden games vale 10 e Game of investigation vale 0, questo Investigation files vale 5.5, voto che non potrò dare, non essendo il titolo presente su BGG.






