Erano anni che non giocavo un capitolo della serie Exit, che mi era un po’ venuta a noia.
Non tanto perché è necessario distruggere i materiali o perché quei maledetti dei coniugi Brand ne sanno sempre una più del diavolo ma perché, purtroppo, il meccanismo di risoluzione degli enigmi è SEMPRE lo stesso.
Con questo, ho giocato 16 Exit e non importa quale sia la sfida: il risultato sarà sempre un numero a tre cifre. Quando vogliono dare quel quid in più, il risultato non sarà in ordine ma, nelle istruzioni per la risoluzione, ci sarà scritto “il medio, il grande, il piccolo”. BRIVIDI.
C’è da mettere in ordine di grandezza i pianeti del sistema solare? 5-4-8.
Puzzle che richiede abilità manuali e che io odio alla follia? 6-9-0.
Risoluzione quasi impossibile di un cifrario di Cesare? 1-0-3.
E vabè.
Mai avrei ceduto ad un nuovo episodio, ma non so resistere a Sherlock Holmes ed eccomi qua, signor giudice.
Oh, sarà stata la ruggine, sarà stata l’ora tarda, ma l’abbiamo trovato difficile (nonostante l’indicazione PRO in copertina, che dovrebbe identificare un livello medio), il che è sempre un bene!
Trama un po’ così così, nulla che non si sia già visto o letto su Sherlock Holmes.
Materiali ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Avrei potuto conservare praticamente tutti i componenti, ma ho preferito godermi l’esperienza e distruggere un paio di carte qua e là. Come in ogni titolo Exit, TANTA interazione con TUTTI i componenti. Ci piace.
Durata ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Complice la difficoltà e due enigmi “manuali” che mi hanno mandato al manicomio, ci abbiamo messo più di due ore. Al netto di qualche vaffa di frustrazione, sono volate.
Difficoltà ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Sarò peggiorato io, ormai fuori dalle meccaniche di Exit, ma la sfida è stata interessante e supergodibile.





