Bureau of investigation

Riciclo questa mia foto fighissima, per le impressioni a caldo su Bureau of investigation, dopo aver terminato i 5 casi.

Il gioco, investigativo, per sua stessa ammissione è “basato su Sherlock Holmes consulente investigativo”.
Chi ha già giocato una delle 4 scatole in compagnia di Holmes, Watson e gli irregolari, avrà subito familiarità con la mappa della città (in Bureau due: Boston e Arkham), i quotidiani e la rubrica, con le classiche sezioni in ordine alfabetico prima e merceologica poi.

L’ambientazione lascia tuttavia la fumosa Londra vittoriana, per abbracciare Cthulhu e i suoi miti, l’universo fantascientifico-horror creato da H. P. Lovecraft.

Devo riconoscere che, tranne i primi due casi, molto simili all’esperienza offerta da SHCI, con gli ultimi tre mi sono trovato ad affrontare qualcosa di unico e mai visto prima.
Il quarto caso, a parer mio, è un gioiellino di narrativa, logica e deduzione che batte qualsiasi altra storia condivisa con Sherlock.
Eppure -ma qui sono gusti personali- il tutto è così delirante, estremo, senza una ragione logica (chiaro, siamo nel mondo di Lovecraft) che lascia l’amaro in bocca e che risulta sempre inconcludente.
Se in SHCI risulta spesso frustrante leggere come il nostro sia arrivato a comprendere il tutto, semplicemente scrutando i fondi di caffè qui è ancora peggio: i fondi di caffè iniziano a girare intorno alla stanza, mentre il soffitto si apre e compare la fronte enorme di Gigi D’Alessio che inizia a cantare.
Un incubo.

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