Ho chiesto a ChatGPT cosa si può fare in 470 minuti:
leggere Il piccolo principe e Fahrenheit 451;
la tratta Roma-Monaco di Baviera in treno;
un corso completo di Photoshop o Canva;
Io, invece, ho deciso di buttarli vedendo The residence.
C’è un aggettivo che mi ha sempre fatto schifo, addirittura provocato fastidio e rabbia: “grottesco”. Oggi, probabilmente, lo si associa a “cringe” che è sul podio delle parole che mi fanno schifo, fastidio e rabbia (la prima è matteosalvini).
Grottesco non fa ridere, grottesco è scemo. Esagerazioni completamente senza senso, senza logica e senza vis comica ma che, per uno strano motivo, ancora interessano una parte del pubblico.
E così, Shonda Rhimes (da non confondere con SCIONNAPOL), autrice di Grey’s anatomy, Scandal, Le regole del delitto perfetto, partorisce sta cagata di The residence.
Una detective con la passione per l’ornitologia (ne parlerà solo un terzo dell’intera durata della serie, tranquilli) deve investigare su un omicidio avvenuto nella Casa Bianca, durante una cena di stato.
8 puntate, in ognuna le rivelazioni sembrano indicare una persona specifica, per arrivare all’ottava, finale, decisiva, lunghissima puntata in cui, come nei gialli di Agatha Christie, la detective convoca tutti e smaschera il colpevole.
Dialoghi assurdi, situazioni assurde, scenette assurde. Davvero strano che la serie sia stata cancellata dopo la prima stagione per bassi ascolti.






