Andrea Dado – Nel dubbio prendo risorse

Ho Andrea Dado tra gli amici di Facebook, da alcuni anni. E, anche se siamo riusciti a salutarci di persona solo a Play 2024, posso dire di conoscerlo un po’.
Perché scrive, benissimo, sul suo blog e perché è una delle personalità più buone in questo mondo.
Sì, ma quale mondo?
I giochi da tavolo. Io, Andrea, e altri 50.000 utenti circa, siamo una piccola comunità su Facebook che si diverte a tirare dadi o a muovere meeple, condividendo foto e dimenticandoci di scrivere il titolo del gioco.
Vedetela come una serie Netflix: gli ultimi sopravvissuti con un hobby sano, sociale, sicuramente non economico, che guardano dall’alto delle loro collezioni chi preferisce passare le giornate con la testa nel cellulare.

Chiaro che la mia recensione possa risultare di parte. E, devo ammettere, il libro è forse troppo settoriale.
Mi spiego meglio: chiunque padroneggi le 21 lettere dell’alfabeto italiano riuscirà a iniziarlo, la maggior parte anche a finirlo.
Ma quanti potranno capirne -e carpirne- i riferimenti, le citazioni, gli omaggi, le velate ironie?
Ma tra un Puerto Rico e un Carcassonne, questo libro è un tributo imperdibile alle tante, magari troppe, scatole a forma di parallelepipedo che abbiamo in casa, con una trama efficace e una scrittura giovane (Dado, guarda che complimento!)

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