Vieni qui, Papà Castoro, noi te lo chiediamo in coro,
una a loro, l’altra a me, dicci due storie o meglio tre!
Siamo tre castori piccolini, tutti e tre amici dei bambini,
noi, Caline, Grignote e Benjamin, ascolteremo te…
Mettetevi comodi, oggi vi racconterò la storia di Gigi e la serata giochi.
Correva l’anno 2017 e, rientrato in Italia da poco, mi ero buttato a capofitto nel mondo dei giochi da tavolo riscoperto in Germania, tra nuovi amici e mille titoli da scoprire.
Appuntamento immancabile, il venerdì sera al Fuori binario, dove ho trascorso alcune delle mie serate più felici.
Tra i tanti partecipanti c’era un disadattato sociale che chiameremo Gigi, che ho sempre voluto evitare.
Un personaggio irritante e fastidioso, che ogni tanto presenziava alle serate del venerdì, venendo ignorato da quasi tutti. Aveva lo strano potere di annoiare chiunque gli stesse a tiro, con aneddoti inverosimili o di nessun interesse per i circa 8 miliardi di esseri umani presenti su questo pianeta.
Un disperato che si muoveva da solo, raggiungendo qualunque evento su Napoli, pur di stare in compagnia. Teatro, giochi da tavolo, pistole laser, bowling, letture di poesie, concerti. Se, in un qualunque gruppo Whatsapp si fosse segnalato qualcosa da fare, state tranquilli: Gigi si sarebbe presentato.
Dopo alcuni mesi di assidua presenza al pub, riuscii anche ad organizzare un paio di serate in prima persona, in un’altra struttura gestita da amici nella mia città. Col solito broadcast, segnalai l’evento a un po’ di persone.

Un’amica ebbe la geniale intuizione di estendere l’invito a Gigi senza dirmelo. Forse perché mossa da compassione o, più probabilmente, perché consapevole di non poter partecipare alla serata.
Il colpo di scena avvenne la mattina del lunedì, a poche ore dall’evento. Per cause di forza maggiore dovetti annullare tutto e, logicamente informai gli amici tramite broadcast. Evidentemente l’amica non ebbe tempo di contattare Gigi.
Il martedì mattina, tanti amici mi riferirono di un suo post su Facebook (ça va sans dire, non lo avevo tra gli amici) in cui si lamentava di un giro a vuoto a Marano, dopo aver guidato per oltre un’ora, per trovarsi lì, solo, mangiare un panino e fare triste ritorno a casa.

