Era il 1995 e, se Marzullo mi avesse chiesto “qual è il Suo film preferito?” non avrei avuto dubbi.
Guarda caso, il protagonista era un gioco da tavolo e l’attore principale era l’immenso, amatissimo, rimpianto Robin Williams.
Il dodicenne Alan Parrish gioca con la sua amica Sarah a Jumanji, una specie di Talisman più corto, tant’è che la partita dura 26 anni (“tira i dadi, Sarah!”).
18 aprile 1994, nella cittadina di Sawyer, viene commesso un omicidio e saremo noi a doverlo risolvere, giocando a “Cold Case: Check in per un omicidio”, che però diventa “Cold Case: Omicidio in hotel” sul retro. Thinkfun sempre sul pezzo.
Caso tutto sommato interessante, con un dettaglio che, indizio dopo indizio, faceva dire al mio cricetino cerebrale: “Ehi, ma non ti ricorda il film Fracture? Sì, quello con Anthony Hopkins. Sì, in italiano l’hanno tradotto come Il caso Thomas Crawford. Come? Ti meraviglia che in Italia abbiano tradotto Fracture in Il caso Thomas Crawford? E sai cosa? Il protagonista si chiama Ted.”
Materiali ⭐⭐⭐⭐⭐⭐
Nella media. Solite dichiarazioni, solite planimetrie, nulla di multimediale. Non occorre internet, se non per la risoluzione finale.
Durata ⭐
Ci ho messo 35 minuti. Tuttavia, come recita la copertina, “Risolvi questo misterioso omicidio dopo più di quarant’anni!” quindi dovrò aspettare 7 anni, 8 mesi e 27 giorni. Maledetti. Non si fa così. Sono in Jumanji e non lo sapevo (“risolvi il caso, Emico!”).
Difficoltà ⭐
Tutto molto lineare. Pochi moventi, poche opportunità, poche persone coinvolte. La soluzione è lì.






