Carlos Ruiz Zafón – Il prigioniero del cielo

Riconosco, ancora una volta, di non essere oggettivo nel recensire un libro di Carlos Ruiz Zafón. Sì, c’è stato qualche incidente di percorso con la trilogia della nebbia ma, per fortuna, Il prigioniero del cielo appartiene all’altro ciclo, quello fortunato, del Cimitero dei dimenticati.
La Barcellona descritta ormai mi è familiare, la libreria Sempere godrebbe delle mie visite periodiche, se esistesse davvero.
Ritrovare Fermín, tornare ai suoi anni di prigionia, scoprire gli intrecci tessuti con David Martín, vederlo ancora al fianco di Daniel Sempere, è come incontrare un amico ed essere felici perché, nonostante le avversità, ha ancora entusiasmo e voglia di fare.
Inutile dire che la narrazione scorre veloce, avendolo letto in un solo giorno è palese. Le parole di Zafón mi rapiscono sempre in un vortice, da cui riesco ad uscire solo a fine lettura.

Unica considerazione negativa, la scelta della casa editrice per l’impaginazione: presentare un libro con margini di 3 centimetri da sinistra e dall’alto, con un font decisamente troppo largo, al solo fine di raggiungere le agognate 300 pagine, forse per poter giustificare il prezzo di 21,00 euro. 

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