Ho conosciuto Zafón molti, molti anni fa.
L’ho divorato, consumato, consigliato, regalato.
Probabilmente, se ti ho consigliato Zafón, è perché tengo tantissimo a te.
Il labirinto degli spiriti, ultimo capitolo della tetralogia del cimitero dei libri dimenticati, l’ho comprato a novembre 2016.
Ed avevo davvero molta voglia di leggerlo, immediatamente.
Ma prima, come da prassi, avrei riletto i precedenti volumi:
L’ombra del vento
Il gioco dell’angelo
Il prigioniero del cielo
Ma… Poi accadono gli imprevisti, i fulmini a ciel sereno.
E, negli ultimi anni tre anni e tre mesi, ho letto in tutto poche centinaia di pagine, 5 libri in tutto.
Io che leggevo 30 libri all’anno.
In questi anni, quando ho voluto leggere qualcosa di eccezionale, qualcosa che potesse rapirmi, qualcosa che potesse distrarmi, ho ripreso Zafón.
Perché, in ogni riga, mi sembra di essere in quella Barcellona.
Perché, complice una localizzazione da oscar, ogni libro è un tuffo al cuore.
Il labirinto degli spiriti è un romanzo particolare, sicuramente più adulto dei tre precedenti.
Lungo, forse prolisso, a tratti distante dalla penna che avevo imparato a conoscere e che, purtroppo, ci ha lasciato a giugno di quest’anno.
Ma il finale… Col finale ogni cosa va al suo posto, una grande famiglia che sembra salutarti mentre tu, con le lacrime agli occhi, sai che non potrai mai più leggere loro nuove avventure.
E puoi solo salutare per sempre Daniel, Fermin e tutti gli altri, tanti, protagonisti di una storia intensa e bellissima.





